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PATTI – XXXª Giornata Nazionale per le vittime di mafia. Alunni dell’I.C. Pirandello hanno incontrato le forze dell’ordine.

PATTI – XXXª Giornata Nazionale per le vittime di mafia. Alunni dell’I.C. Pirandello hanno incontrato le forze dell’ordine.
Marzo 20
17:28 2025

E’ stata una mattinata molto intensa quella vissuta dagli alunni delle seconde e terze classi della Scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Pirandello”.

In occasione della XXX Giornata Nazionale per le vittime di mafia, hanno incontrato, nell’aula magna, le forze dell’ordine all’insegna dello slogan “Scegli di stare sempre dalla parte giusta”.

Tanti i temi sviluppati dagli intervenuti, dal bullismo alla mafia (con riferimento alle immagini che la rappresentano della piovra e dal verme solitario e all’articolo 416-bis del Codice Penale), dalla contraffazione alla pirateria informatica e televisiva, dall’evasione fiscale alla criptovaluta agli interessi loschi legati al fenomeno dell’immigrazione, tutti “elementi” che foraggiano la malavita.

A offrire la propria competenza, rispondendo anche alle tante domande dei ragazzi, sono stati il S.Tenente Loredana Giudice, comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Patti, il vice questore aggiunto Mario Venuto, dirigente del Commissariato di Polizia di Patti e Giuseppe Rinella, comandante la Compagnia Carabinieri di Patti. All’incontro era presente anche Pippo Scandurra.

Tutti, dopo i saluti del sindaco della città Gianluca Bonsignore e della dirigente dell’istituto “Pirandello, professoressa Clotilde Graziano, che hanno evidenziato quanto sia importante ricordare ed essere sempre dalla parte della legalità nei piccoli gesti quotidiani, hanno esortato i ragazzi a lottare contro ogni forma di violenza e di prevaricazione, rompendo il silenzio, non avendo paura di denunciare, facendo la propria parte perché il bene e l’amore vincano sempre.

Tutti – è stato come un ritornello – abbiamo il diritto-dovere di scegliere e per scegliere bisogna essere capaci di “usare la propria testa”.

Infine, tutti ci hanno tenuto a ribadire che “le forze dell’ordine non sono gli avversari, i nemici, gli sbirri come spesso vengono definite, ma sono accanto a voi e con voi”.

Particolarmente toccante il racconto di Eugenio Di Francesco, testimone di giustizia e vice coordinatore vicario regionale di Rete per la Legalità Sicilia. Egli, infatti, ha raccontato la sua vicenda personale, con la denuncia del padre in quanto ritenuto assassino del figlio (“Mio fratello aveva capito che il mio genitore aveva chiesto ad alcuni di eliminarmi e si è fermamente opposto, fino ad arrivare ad una colluttazione fatale”…”Io ho avuto la possibilità di vederlo dopo cinque giorni dalla morte e ho talmente impressa quella immagine che non riesco più a ricordarlo com’era prima”), ucciso e poi caricato su un’auto a cui venne appiccato il fuoco. Una “lotta” durata due anni e mezzo, anche per smentire chi sosteneva si fosse trattato di un suicidio, fino all’arresto e la condanna del padre all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio (“Per lui – ha commentato – non nutro odio e desiderio di vendetta ma solo tanta rabbia, perché ha ucciso fisicamente mio fratello e me moralmente”). “Le forze dell’ordine – ha proseguito -, che meritano il nostro apprezzamento e il nostro ringraziamento, sono diventate la mia seconda famiglia, i miei angeli custodi”. “In un contesto come quello di Riesi – ha aggiunto – dove ancora regna l’omertà, siamo stati la prima famiglia a costituirsi parte civile in un processo. Quella morte, pur col suo carico di dolore, ha segnato l’inizio di una storia nuova”. Una “storia” che pure i ragazzi sono chiamati a….scrivere “avendo già ora – li ha esortati Di Francesco – a denunciare se subite atti di bullismo, se a casa subite violenza. Dovete indossare, come gli antichi romani, l’elmo, per difendere la vostra libertà di pensiero, lo scudo, per respingere tutti gli attacchi, e avere in mano la spada per lottare contro tutto ciò che vi possa danneggiare”. “Abbiate il coraggio di denunciare – ha insistito ancora – pure se si trattasse del padre, del nonno, dello zio, di un affetto caro, e sentite sempre forte il desiderio di relazioni vere, fatte anche di piccoli gesti, come un abbraccio. Questo vi permetterà di vivere in pienezza”.

Nicola Arrigo

 
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