PATTI – L’autentica “foresta” all’ingresso della città, sorta su ruderi della seconda guerra mondiale è ancora li.


Con un articolo del 6 luglio scorso avevamo segnalato lo stato di assoluto degrado e di precarietà igienico-sanitaria in cui versa una vasta zona compresa tra la via Garibaldi e la via Nicolò Gatto Ceraolo, a causa della presenza (che si trascina da tempo immemorabile) di rovi di notevoli dimensioni e di alberi molto alti, tanto che, considerata pure la fatiscenza della pubblica illuminazione, la stessa visibilità, specie di sera e di notte, è molto limitata.
Un’autentica “foresta” all’ingresso della città, sorta su ruderi della seconda guerra mondiale, uno “splendido” biglietto da visita per chi arriva a Patti, ma soprattutto uno spettacolo indecoroso e nocivo per i residenti che, nonostante le segnalazioni, continuano a convivere con sporcizia, insetti, ratti di grosse dimensioni, tanto che pure i gatti fuggono alla loro semplice presenza.

Ad onor del vero, una settimana fa circa, sul posto si sono portati due “signori” (operai del comune ?) che, però, hanno provveduto a tagliare solo alcuni rovi più sporgenti, salvo, comunque, lasciarli a terra, tanto che a pulire è stata una signora che fa da badante ad un’anziana che risiede nella via Santa Rosa.
Poi, il nulla, con zanzare, mosconi, topi che, a seguito anche del caldo, proliferano, tanto che bisogna rimanere con le imposte chiuse per evitare “sgradevolissime visite”.
Come sottolineato prima, gli alberi sono di dimensioni non comuni per cui ci sorge il dubbio che il comune voglia indire la campagna “Adottiamo un albero” (o un rovo, è più semplice). Non sarebbe un’idea peregrina, se non altro finalmente si avrebbe a cura una zona totalmente dimenticata, nonostante, come detto, si trovi in pieno centro cittadino e non dia un’immagine certo edificante.
L’intervento (eufemismo) effettuato è stato inteso dai residenti come una presa in giro ed è sembrato come l’atteggiamento di uno che va dal barbiere solo per spuntare le basette, e manco per intero !
Nicola Arrigo
| |||||||