PATTI – C’era una volta … la storica terrazza “Canapè”.

La storia dei comuni è costituita da tanti fatti che rappresentano un insieme della identità dei cittadini oltre che una ricchezza che dovrebbe essere difesa e conservata essendo l’orgoglio di ogni comunità. Chiaramente non sono da difendere soltanto i beni architettonici, ma anche strade, piazze e quartieri che hanno un significato e una storia importante.
Purtroppo, a Patti, non sempre è stato così. I luoghi della nostra città che hanno un significato simbolico ed anche storico, infatti, sono tanti; vogliamo posare l’attenzione esclusivamente sulla storica terrazza, comunemente chiamata “Canapè”, che, specie d’estate e nelle giornate primaverili, tanti anni fa, è stata come una meta obbligata per tanti pattesi che vi facevano sosta, soprattutto nelle ore pomeridiane, dopo aver percorso a piedi il lungo vialone Trieste, per un po’ di relax o per ammirare le suggestive immagini offerte dal litorale tirrenico e dall’Arcipelago delle Eolie.
Poi, con lo scorrere del tempo, le nuove generazioni hanno preferito altri luoghi e il “Canapè” è stato abbandonato, rischiando, addirittura, di scomparire se non fosse stato per il compianto assessore comunale Michele Spadaro che è riuscito a recuperarlo e abbellirlo, riportandolo all’antico splendore per cui, per qualche tempo, è tornato ad essere un punto di riferimento per molti pattesi che avevano continuato a “volergli bene” e non lo avevano dimenticato.
Purtroppo, il destino di questo luogo storico, a quanto pare, era segnato visto che, sciaguratamente, qualche tempo dopo, la visuale che consentiva di ammirare l’Arcipelago delle Eolie è stata “oscurata” dalla costruzione di un enorme edificio condominiale, impedendo allo sguardo di poter continuare ad ammirare quelle bellezze di cui madre natura aveva dotato i luoghi.
Oggi il “Canapè” si trova, di nuovo, in uno stato di assoluto abbandono, coperto da una fitta vegetazione spontanea in compagnia dell’usura del tempo, già molto evidente, che potrebbero definitivamente cancellare questa suggestiva testimonianza, andando ad impinguare il lungo elenco delle cose belle perdute. Con il fondato timore che, purtroppo, non sarebbe l’ultima!
Nicola Arrigo
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