PATTI – Campionati Studenteschi pallavolo maschile. La ”Bellini” sfiora il ”miracolo”

La scuola media “Bellini”, che fa parte dell’Istituto Comprensivo “Lombardo Radice”, diretto da Pina Pizzo, ha sfiorato il “miracolo” nella fase interdistrettuale dei Campionati Studenteschi di pallavolo maschile. Infatti, nel “concentramento” disputato a Capo d’Orlando ha battuto 2-0 i paladini del Primo Istituto Comprensivo e poi ha ceduto 1-2 (12-15 al terzo set) al quotato Primo Istituto Comprensivo di Milazzo che, tra l’altro, poteva annoverare ragazzi che disputano regolare attività agonistica, tesserati con una squadra.
Peccato davvero, ma onore al merito ad una squadra che, guidata dalla professoressa Rosa Bisci ed allenata dal professore Primo Pocorobba, si è assemblata in pochissimo tempo ed ha ottenuto risultati superiori alle più rosee previsioni.
A margine delle partite disputate a Capo d’Orlando, il professore Pocorobba ha “affidato” alcune riflessioni ad una lettera aperta. “Cara scuola, – esordisce – che senso ha tenere in piedi delle attività che, per le esigue risorse messe a disposizione, sono destinate ad essere un fallimento? Che scopo ha attivare un gruppo sportivo di 15 ore? Perchè esistono ancore i Campionati Studenteschi? Con quali mezzi e quali risorse si possono tirare fuori dalla scuola dei potenziali campioni? Perchè esiste un Ufficio Scolastico per l’Educazione Fisica e Sportiva? Tutto questo non si capisce, l’unica cosa certa è che tutta questa organizzazione è poggiata sull’abnegazione di “docenti sognatori” che lavorano a titolo di volontariato”. “Ma la cosa ancor più scandalosa, – incalza Pocorobba – che fa perdere qualsiasi volontà d’impegno, sono gli assurdi regolamenti che viggono.
Vado subito al nocciolo della questione, dibattuta da sempre ma mai risolta dignitosamente. Che senso ha far partecipare ai Campionati Studenteschi i ragazzi tesserati? Il confronto sportivo dovrebbe avere come regola principale la parità di possibilità, ecco perchè esistono categorie basate sull’età dei partecipanti, sul livello di bravura, sul sesso e così via. Sarebbe assurdo far combattere sul ring una ragazza dilettante di 16 anni contro un peso massimo maschio e magari campione del mondo”. “E allora, – prosegue con grande, evidente amarezza – perchè devono essere possibili confronti sportivi tra ragazzi che giocano una disciplina a livello scolastico e atleti tesserati “travestiti” da studenti? Sono queste le pari opportunità di cui sempre si parla? Mettere a confronto squadre societarie e semplici studenti è forse pari opportunità? NO!!! Tutto ciò è antieducativo e frustrante per i ragazzi che devono sottomettersi a tale umiliazione.
Esempio: a pallavolo il ragazzo che batte di sicurezza e l’avversario che esegue la battuta in salto. Credete che tale sofisticato fondamentale lo abbia appreso in 15 ore di gruppo sportivo? Chi frequenta le società sportive e fin da piccolo intraprende la strada agonistica si confronta nei campionati sportivi con avversari alla pari. Così dovrebbe essere per gli studenti, che devono potersi confrontare con chi tale disciplina l’ha appresa a scuola. E questa ingiustizia tocca anche il docente credulone che ha dato l’anima per raggiungere i migliori risultati possibili e si trova di fronte al collega tronfio di gloria e che magari non ha mai allenato quei ragazzi, ma svolge una mera funzione di accompagnatore. Questa è la “BUONA SCUOLA”? Poveri noi e i nostri cari ragazzi”.
Nicola Arrigo