PATTI – 2021, che sia davvero un “anno nuovo”. Auguri da Patti24 Journal


“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà” ! Chi sa quanti di noi avrebbero mai pensato di “spingere” il 2020 affinchè finisse prima possibile.
E’ vero che “anno bisesto, anno funesto”, ma nemmeno i più pessimisti, nemmeno i tanti Cassandra che sono in giro, avrebbero mai pensato che l’anno che se ne va avrebbe segnato così profondamente la vita di tutti. E, tutto sommato, l’avrebbe anche cambiata questa vita, rendendola meno sicura, condizionata, cancellando tante certezze e tante presunzioni di onnipotenza, costringendoci a rimboccarci le maniche per affrontare la quotidianità.
Se ne va un anno che con sé ha portato via tante vite umane, che ha portato via tanti posti di lavoro, che ha portato via tante certezze, che ha, in definitiva, portato via un “pezzo” della nostra vita, che ha segnato profondamente soprattutto le giovani generazioni, abituate molto diversamente da come, a cominciare dalla didattica, sono stati costretti ad “andare avanti”.
Un anno che ha segnato tante famiglie, tanti anziani, tanti che hanno dovuto rivedere i loro progetti. Un anno che ci ha messo di fronte ai nostri limiti, un anno che ci ha prepotentemente e “violentemente” ricordato che non siamo “padri eterni”. Un anno in cui tutti abbiamo sofferto (a prescindere dall’aver contratto o meno il covid) e di cui ci resteranno tante immagini terrificanti.
Adesso non vediamo l’ora che scocchi la mezzanotte; mai, come quest’anno, il brindisi, sia pur nel rispetto delle restrizioni, “saprà” tanto di liberazione e sarà gravido di desideri di cambiamento, di attese, di speranze.
Indubbiamente, mancheranno i progetti a lungo termine perché chi sa per quanto tempo ancora dovremo “vivere alla giornata”, ma nella misura in cui lo scoraggiamento lascerà il posto alla fiducia, il buio alla luce, il dubbio alla certezza che davvero “andrà tutto bene” (dipenderà da tutti evitare che sia uno sterile refrain), il 2021 sarà davvero un “anno nuovo”, perché, probabilmente, cominceremo ad essere “nuovi” noi. E poi, pur in mezzo a tante difficoltà, troveremo ugualmente qualche motivo per ricordare pure in positivo il 2020. In un clima di precarietà, di mancanza di relazioni dirette, anche qualche semplice “conquista”, a cui magari, abitualmente, non avremmo dato peso, resterà nella memoria e ci permetterà di dire “grazie”.
Anche la nostra città, ovviamente, attende un anno che sia foriero di tante novità positive sotto tutti i punti di vista. Un anno che, tra l’altro, “porterà” il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale, al culmine della precedente esperienza che, considerate le recenti vicende, non si sta certo chiudendo in…gloria. Sindaco e consiglio che si riveleranno davvero nuovi nella misura in cui consentiranno a Patti e ai pattesi di “svoltare”, di riappropriarsi di un ruolo che, negli ultimi tempi, si è perso. Ma, a nostro avviso, la novità dipenderà anche da come i cittadini saranno partecipi della vita politico-amministrativa, ritornando ad essere parte attiva sempre, non solo al momento delle elezioni, quando, d’incanto, diventano “importanti”. C’è assoluto bisogno di maturare un forte spirito critico, non per fare la “rivoluzione”, ma per esercitare un costante controllo, sempre, e non solo quando vengono recapitate le bollette salate o quando si rischia il ridimensionamento dell’ospedale.
Indubbiamente, il 2021 non sarà l’”anno zero”, ma sarà molto impegnativo “ripartire” e in una piccola realtà come la nostra, senza un profondo senso di condivisione e di solidarietà, sarà ancora più complicato.
Mi viene in mente un “passo” del “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere” che fa parte delle Operette Morali di Giacomo Leopardi. Verso la fine, il “passeggere” dice così: “Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero ?” E il venditore risponde: “Speriamo”.
Auguri, allora, non tanto di “buon anno” ma di “anno buono”, cioè un anno che ci faccia riscoprire il senso della bontà, frutto di autenticità e di sentimenti genuini. Auguri di un anno in cui proveremo a cancellare dal vocabolario l’avverbio “ormai”, per essere capaci di guardare, sempre e comunque, avanti. In modo tale da non dover ripetere, con rassegnazione, ancora: “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà” !
Nicola Arrigo
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