PATTI – Ordine degli Avvocati verso il commissariamento. Aquino lascia la presidenza: ”Contro di me un desiderio di rivalsa nascente da antichi rancori”

L’avvocato Elio Aquino lascia la presidenza dell’Ordine annuncinado la volontà di non ricandidarsi alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio. Una scelta determinata dalla «consapevolezza di non potere più assicurare all’Ordine e ai Colleghi il tempo e le energie» profuse per ben venti anni nell’adempimento degli oneri connessi all’Ufficio. Si apre così una fase di commissariamento, richiesta dallo stesso dopo le vicende che hanno portato alla sospensione delle elezioni già fissate.
«L’Ordine degl Avvocati di Patti – spiega il presidente uscente – aderendo a un suggerimento del Consiglio Nazionale Forense e sulla scia di quanto era stato deliberato da Ordini ben più grandi e prestigiosi, decideva a maggioranza, con la mia astensione e con il voto contrario dei colleghi appartenenti alla lista Avvocatura Unita e Solidale, di sospendere il corso delle operazioni elettorali in attesa della sentenza del Tar Lazio il cui contenuto è da tutti dato per scontato. Si voleva risparmiare all’Avvocatura la formazione di Organismi delegittimati proprio perchè eletti sulla scorta di norme che non garantivano il rispetto delle minoranze, anche di genere e, quindi, soggetti ad inevitabili impugnazioni».
A quanto pare solo gli avvocati di Patti in tutta Italia si sono rivolti al TAR, vittoriosamente, per ottenere la sospensione del provvedimento impugnato. Riunito il consiglio per dar esecuzione alla sentenza dei giudici amministrativi, nel corso della discussione sarebbero emerse due tesi: votare l’8 ed il 9 maggio oppure andare alle urne il 15 ed il 16 dello stesso mese. Eppure nessuna delle posizioni è prevalsa sull’altra e tra dimissioni presentate, annunziate o minacciate, era stato riconvocato il Consiglio per il 21 aprile 2015, sperando che il buonsenso avrebbe prevalso. Ma il 17 aprile quattro consiglieri, esercitando un loro sacrosanto diritto, hanno presentato le dimissioni, addebitando ad Aquino “un comportamento inidoneo rispetto al ruolo ricoperto ed alle funzioni svolte” consistente nel persistente rifiuto “di reintegrare il numero dei Consiglieri ai sensi di legge” e nell’avere “apertamente parteggiato per una compagine”.
Da qui le dimissioni di altri Consiglieri e la richiesta di commissariamento dell’Ordine avanzata dal presidente. «Avrei potuto ignorare gli addebiti se mi fossero stati mossi da persone estranee all’avvocatura, ma non posso far finta di niente quando tali addebiti mi vengono mossi da “Avvocati – Consiglieri dell’Ordine”, per la maggior parte strumenti inconsapevoli di insoddisfazioni ed astii consolidati», è lo sfogo dell’avvocato Aquino, che sentendosi «pesantemente ed ingenerosamente chiamato in causa» ha voluto chiarire la sua posizione nella consapevolezza di essere stato esposto ad un’azione dettata da «un mero desiderio di rivalsa nascente da antichi rancori».
Ripristinare una legalità compromessa sembrerebbe dunque l’obiettivo del presidente, accusato di avere di avere “apertamente parteggiato” per una compagine piuttosto che per un’altra. Un’insinuazione che Aquino respinge con forza, affermando che la sua preferenza non avrebbe per niente interferito nelle fasi preelettorali, nè lo avrebbe fatto in quelle più propriamente elettorali avendo manifestato anche l’intenzione di non partecipare allo spoglio con la funzione di Presidente dell’Ordine.
«Rivendico con forza – scrive ancora Aquino – il merito di avere aperto l’Ordine a tutti i Colleghi, anche i più giovani, e di aver cercato di soddisfarne le necessità, assicurando anche una costante presenza ed un dialogo libero da formalismi. Ma quel che ho fatto ho potuto farlo anche grazie ai tanti valorosi Colleghi che nel tempo mi hanno affiancato e che si sono spesi senza tener conto dei ruoli. Tra tutti, l’avv. Pippo Liuzzo e l’avv. Carmelo Pirri, indimenticabili amici improvvisamente e prematuramente scomparsi».
Insomma, per l’Ordine degli Avvocati di Patti sembra aprirsi un nuovo ciclo che potrebbe offrire spazio ad energie più fresche. Energie che lo stesso Aquino ha deciso di appoggiare per la serietà e la voglia di fare, il carisma, la competenza e la rappresentatività dimostrati. Naturale il rammarico per lo scioglimento del Consiglio. «Ma è risaputo – conclude l’ormai ex presidente – come, a volte, l’individualismo e l’ambizione personale prevalgano sull’interesse collettivo. Detto questo, auguro al Consiglio che sarà eletto ed al prossimo Presidente un sincero buon lavoro nell’interesse dell’Avvocatura tutta, assicurando, compatibilmente con le mie forze, tutta la collaborazione che sarà eventualmente richiesta».
Redazione